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Il Salento

Spiaggia del Salento - Gallipoli

LA STORIA DEL SALENTO

Terra di storia, arte e cultura, il Salento, anche conosciuto come tacco d’Italia occupa la parte meridionale della regione Puglia e comprende l’intera provincia di Lecce, parte delle provincie di Brindisi e Taranto. La penisola salentina, per quel che riguarda la provincia di Lecce, si estende su un territorio di 2700 kmq e con oltre 200 km di costa distribuita sul mare Adriatico ad ovest e Ionio ad est, la sua natura selvaggia, la storia millenaria e la ricca e multiforme cultura conquista ogni anno migliaia di visitatori.

Tra le principali attrattive turistiche certamente vi è il variegato e antichissimo percorso storico, costellato dall’avvicendarsi di numerosi popoli che nei secoli hanno abitato questi luoghi. Ma non solo, anche nel periodo preistorico il Salento si è distinto poiché è stato uno dei primi luoghi abitati nell’intero continente. Tra le testimonianze relative a questa antica presenza dell’uomo vi sono, le iscrizioni, risalenti al neolitico, rinvenute in alcune delle numerose grotte naturali. La principale è certamente la Grotta dei Cervi nei pressi di Porto Badisco. Sito di notevole valore archeologico, datato intorno ai 15.000 anni fa, è noto anche per le suggestive e fantasmagoriche pitture che ricoprono le pareti, il cui significato simbolico e magico ad oggi è ancora un mistero. Risalendo dal sottosuolo delle grotte e percorrendo le campagne ci si ritrova immersi tra dolmen e menhir nella suggestiva atmosfera del megalitismo. Caratterizzati entrambi dalle notevoli dimensioni dei massi utilizzati, i dolmen si differenziano dai menhir per essere delle vere e proprie costruzioni erette per copi funerari, e realizzati senza ricorrere all’uso di calce o cemento ma solo grazie alla maestria della disposizione dei blocchi di pietra. Simbolo di una cultura millenaria la pietra ha fortemente influenzato la vita dell’uomo diventando nei secoli uno degli elementi specifici di questa terra. E l’architettura rurale con i suoi muretti a secco e le paiare – le abitazioni realizzate con le pietre estratte dalla terra per renderla coltivabile – ci conferma la forza del legame che da sempre unisce i salentini a questo duro elemento naturale.

La storia del Salento però è anche un lungo racconto di popoli che si sono avvicendati, conquistando le genti locali e conquistati forse dalla bellezza di questa regione. Messapi, Greci, Bizantini, Turchi, Spagnoli e Francesi hanno lasciato tracce del loro passaggio; pertanto a chi attraversa questa penisola non resta, che fermarsi ad ascoltare il racconto secolare di questi antichi luoghi. Il fascino delle città Messapiche, come Vereto e Ugento, solo per citarne alcune; la suggestione degli antichi resti romani sopravvissuti alle assimilazioni e rimaneggiamenti come l’anfiteatro di Lecce o l’ara sacrificale del tempio di Minerva, conservata nella Basilica De Finibus Terre di S. Maria di Leuca. E ancora oggi le suggestive cripte brasiliane che ci parlano della fuga dall’oriente dei monaci Basiliani che qui si rifugiarono diffondendo i germi per una nuova lingua; il griko, ancora oggi parlato, un nuovo rito liturgico e innovative tecniche di produzione dell’olio; le testimonianze lasciate dagli Angiolini, tra cui lo splendido mosaico dell’albero della vita che impreziosisce il pavimento della cattedrale a Otranto; gli Spagnoli con l’imponente architettura difensiva dei castelli di Copertino, Acaya, delle masserie fortificate e delle torri edificate anch’esse con lo scopo di proteggere le coste dalle continue incursioni dei Turchi. E infine, ma solo in termini temporali, la sfoggio dello sfarzo decorativo con il Barocco, che nel suo massimo splendore ha regalato la splendida chiesa di Santa Croce a Lecce, uno degli esempi più belli e significativi di questo stile architettonico in Salento, E questo è solo un assaggio delle’avvincente viaggio che vi attende nella terra chiamata Salento.

IL SALENTO MEGALITICO

Il termine megalitismo indica dall’etimo della stessa della parola stessa una complesso monumentale edificato con grosse pietre (dal greco mega grande e litos pietra). E’ un fenomeno che si diffuse in varie regioni europee durante la preistoria e precisamente tra il neolitico e l’età del bronzo. In Salento i complessi monumentali riconducibili a questa tipologia costruttiva sono dolmen, menhir e specchie.

I dolmen (dal bretone tol o toul, tavola e men, pietra) sono strutture costituite da due o più grossi blocchi di pietra verticali e da un lastrone orizzontale posto sopra come copertura, con funzione sepolcrale.

I menhir, al contrario dei dolmen, sono composti da un’unica grossa pietra a forma di parallelepipedo allungata. Questi massi venivano conficcati nel terreno per almeno un metro, e la parte esterna visibile poteva variare dagli ottanta centimetri a svariati metri di altezza. Erano una specie di totem probabilmente aventi una funzione sacra collegata al movimento degli astri.

DOLMEN E MENHIR

I dolmen insieme ai menhir sono tra le costruzioni più antiche presenti nella penisola salentina. Di origine neolitica sono i simboli più affascinanti del passato di questa terra. Per quanto riguarda i dolmen, il censimento più recente, effettuato dall’arch. Pino de Nuzzo ne ha conteggiati ben 42, dislocati soprattutto nella zona intorno a Maglie. Il primo dolmen ad essere stato rinvenuto e poi catalogato ad opera dello storico locale Luigi Maggiulli è il dolmen Li scusi. Sito nelle campagne di Minervino in direzione di Uggiano La Chiesa, pare che sia stato chiamato così dal termine dialettale ‘scundere’, cioè nascondere poiché era utilizzato come nascondiglio. Segnaliamo, inoltre il dolmen ‘Placa’ a Melendugno. Oggi la bellezza di questi monumenti preistorici è diventata una delle attrattive del “Giardino Megalitico D’Italia” a Giugganello.

I Menhir o pietre fitte, sembra, invece, che servissero a misurare il tempo e indicare le fasi astrali, una sorta di meridiana preistorica, per stabilire il momento più propizio allo svolgimento delle attività umane. Romani e cristiani riutilizzarono questi monumenti; i primi come arcaico segnale stradale in virtù della loro ubicazione sempre in prossimità d’incroci e dei più importanti tracciati viari del tempo; i cristiani invece vi sovrapposero i propri simboli per affermare la supremazia del culto cattolico, incidendo spesso sulla superficie dei megaliti la croce cristiana.

LE CRIPTE BASILIANE

Dislocate in gran parte del territorio salentino, le cripte sono un esempio significativo d’insediamento rupestri, fenomeno che si diffuse nel sud Italia in epoca medievale. L’origine di questi singolari luoghi di culto che fungevano anche da vere e proprie abitazioni si deve ad un editto emanato dall’imperatore bizantino Leone terzo Isaurico che nel 726 ordinò la distruzione delle immagini sacre e delle icone in tutte le provincie dell’Impero. L a brutalità di questa lotta iconoclastica fu tale da costringere i monaci dell’ordine di San Basilio a fuggire da Bisanzio e rifugiarsi sulle coste della penisola salentina. Qui i monaci vissero nascosti in grotte naturali che trasformavano in luoghi confortevoli dove poter esercitare il proprio culto e svolgere le attività manuali come impartito da San Basilio. Le cripte ottenute all’internon di cavità naturali o scavate nella roccia, come nel caso della cripta del Crocifisso di Casarano, avevano un accesso che conduceva ad una piccola cella dove si trovava il giaciglio del monaco quindi da qui si accedeva al vero e proprio luogo di culto. Una navata unica con unico abside, per le tipologie più semplici,m fa da struttura architettonica ai magnifici affreschi che decorano le pareti di questi umili luoghi e abbelliscono riccamente la semplicità degli ambienti. I dipinti raffigurano Santi Orientali e scene di vita evangelica e sono accompagnati spesso da iscrizione in lingua greca. Tra le cripte più importanti la cripta di SS. Marina e Cristina a Carpignano Salentino , che presenta uno splendido dipinto raffigurante l’Annunciazione con il Cristo al centro della scena. Altre cripte si trovano nei comuni di Cursi, Cripta di S. Giorgio; Giurdignano, uno dei centri dove il fenomeno rupestre si diffuse particolarmente, si trova la Cripta di S. Salvatore; la cripta di Santa Marina a Miggiano, la cripta Coelimanna a Supersano, cripta Santa Maria degli Angeli e i SS. Stefani a Poggiardo e a Vaste.

LE TORRI COSTIERE

Il Salento è costellato da torri di avvistamento perché per lunghi periodi è stato oggetto di numerosi attacchi da parte di diverse popolazioni del Mediterraneo. Non sappiamo quale fu il primo periodo in cui furono costruite tali torri. Talune potrebbero riferirsi all’età normanna, ma non vi sono prove certe. La maggior parte di esse ancora oggi presenti, sono da riferirsi al 15esimo e 16esimo secolo.

Le Torri Costiere furono erette già a partire dalla dominazione angioina e a quella successiva aragonese. Ma la costruzione di un sistema più organico di queste fortificazioni fu voluta da Carlo quinto e dagli spagnoli, nella seconda metà del 500, al fine di contrastare le più pressanti incursioni ottomane.

Le torri di origine angioina avevano una base cilindrica mentre le torri aragonesi, costruite successivamente, vennero erette con la pianta quadrata. Secondo i costruttori dell’epoca, questo particolare rendeva le torri più resistenti ai colpi di artiglieria sparati dai nemici.

IL SALENTO DEI CASTELLI

La storia dei castelli del Salento è strettamente legata alla storia di questa penisola che, nel corso dei secoli, è stata oggetto di incursioni da parte dei turchi e saraceni, minacce continue che arrivano dal mare. Nati come strumento di difesa del territorio, si trasformarono in luoghi e simbolo di prestigio dove viveva l’aristocrazia del tempo. Roccaforti di storia, quindi, la storia della Terra d’Otranto caratterizzata da diverse dominazioni.

I castelli sono diffusi in tutto il territorio salentino, da un litorale all’altro passando dall’entroterra, anche se sono maggiormente concentrati lungo il versante dalla flotta turca e dai pirati. Quasi tutti i comuni salentini hanno il loro castello nella parte antica della città. Alcuni si conservano in un perfetto stato, magari dopo essere stati ricostruiti nel tempo dopo essere stati distrutti dagli invasori. Ogni castello ha le sue peculiarità ma quasi tutti sono caratterizzati da grandi torri e bastioni a difesa del territorio. Alcuni, come il castello di Copertino o il castello di Corigliano d’Otranto, sue splendidi gioielli di architettura militare, hanno subito interventi postumi di decorazione dei portali che sono stati abbelliti da statue e ornamenti tipici del barocco leccese.

Oggi la maggior parte dei castelli rappresenta il fulcro culturale della penisola salentina ospitando rassegne, festival. Mostre e importanti convegni, come ad esempio il castello Carlo quinto di Lecce o il castello di Acaya, facendo rivivere le sale di queste grandi opere architettoniche.

IL BAROCCO

Il Salento deve la sua notorietà anche alla bellezza del suo patrimonio artistico, tra i protagonisti più celebri bisogna annoverare il barocco, che intorno al ‘600 rivestì chiese, abitazioni nobiliari ed edifici civili dell’intera provincia di Lecce. Caratterizzato da uno sfrenato interesse per i decori ed elementi architettonici sfarzosi, il barocco in Salento si sviluppa seguendo le tonalità della luminosa e duttile pietra leccese che lavora magistralmente con volute, orpelli, ghirigori, ornamenti tratti dal mondo naturale e fantastico. Certamente la regina del barocco in terra leccese è la Basilica di Santa Croce. Cominciata nel 1548 e terminata alla metà del secolo successivo si presenta nella facciata con un tripudio di fastosi ricami. Uno spettacolo visivo di grande impatto grazie soprattutto allo splendido rosone centrale. Altrettanto magnifica e scenografica è la piazza del Duomo; l’accesso è fiancheggiato da Propilei che sembrano presentare come in un teatro il grandioso spettacolo della Cattedrale, dell’Episcopo e del Seminario. L’intera provincia di Lecce è costellata da pregevoli edifici che s’ispirano a questa cifra stilistica e ogni paese anche il più piccolo nella sua piazza principale ne offre un esempio. Tra tutti, però, il centro “barocco” per eccellenza è Galatina; da vedere la splendida corte di Palazzo Vinella; Palazzo Scrimieri in piazza della Libertà e Palazzo Bardoscia-Lubelli.

LE MASSERIE

Le masserie costituiscono dei complessi abitativi e lavorativi tipici della cultura rurale, legati al latifondo. In Salento la concezione della masseria si diffuse con i longobardi ma fu nei secoli successivi che si registrò quella variazione che rese questa costruzione tipica della zona, cioè l’aggiunta di una fortificazione. La necessità, infatti di proteggersi dai continui attacchi provenienti dal mare spinse a dotare queste costruzioni di elementi architettonici difensivi, come mura possenti, torri d’avvistamento, feritoie.

LA STORIA DELLA MASSERIA

L’intero complesso ruotava intorno ad un corpo centrale, che era l’abitazione del massaro o del proprietario. Quindi, il pozzo, le stalle e i recinti per gli animali; gli ambienti destinati alla conservazione e alla lavorazione dei prodotti della terra e dell’allevamento; spesso le masserie avevano al loro interno anche una chiesa a testimonianza dell’importanza di questi luoghi per la vita del territorio. In provincia di Lecce questa tipologia di costruzione è molto diffusa e costituisce uno degli elementi rappresentativi del patrimonio architettonico e rurale del Salento. Molte di queste oggi sono diventati accoglienti bed and breakfast, agriturismi e alberghi.

LA COSTA

Il Salento si affaccia su due specchi d’acqua: il mare Ionio ad est ed è circondato da una costa di, circa 200 chilometri, tutta balneabile. La bellezza dell’entroterra si riflette qui in una varietà di paesaggi e colori mozzafiato e il mare trasparente e cristallino è un invito a tuffarsi al quale non si può rinunciare.

Il litorale posto sullo Ionio si presenta perlopiù con una costa bassa e sabbiosa alternata da sporadiche zone in cui prevale la roccia. Le spiagge di questo versante sono di quanto più bello si possa trovare; i litorali si presentano lunghi senza soluzione di continuità anche per 20 km, la sabbia bianca e finissima si estende verso l’interno formando caratteristiche dune spesso ricoperte da profumati gigli di mare, il mare dalle acque cristalline funge da lente d’ingrandimento del fondale spesso basso per molti metri: l’ideale per bambini e per nuotatori un po’ pigri. Non a caso proprio su questo lato della costa si trova una tra le spiagge più belle, soprannominata e conosciuta come Maldive. Tra le località più suggestive lungo questa fascia segnaliamo Pescoluse, Gallipoli, Santa Caterina, Porto selvaggio, Porto Cesareo, Punta Prosciutto.

Il versante Adriatico è, al contrario, caratterizzato almeno per i primi 60 km da scogliere alte e rocciose che spesso cadono a strapiombo in un mare blu cobalto. Meravigliose calette, a volte raggiungibili solo dal mare, si aprono lungo questo tratto di costa, come la località Ciolo: un vero e proprio piccolo fiordo dalle acque turchesi e trasparenti. La morfologia del terreno di questo versante ha inoltre favorito la formazione di numerose grotte marine che costituiscono una delle meraviglie di questa terra e una sosta obbligata di qualsiasi itinerario lungo il litorale levantino. Infine, lo spettacolo del mare che qui si abbandona ad un arcobaleno di intense tonalità partendo dal celeste attraverso il turchese fino al blu oltremare dell’orizzonte. Tra le principali marine Tricase porto, Castro marina, Santa Cesarea e Otranto.

I PARCHI

Il tratto costiero della penisola salentina è stato negli ultimi anni oggetto di attenzione da parte delle istituzioni che hanno deciso di salvaguardarlo istituendo parchi e aree protette. Il valore naturalistico sia per quanto riguarda la flora e la fauna e il valore paesaggistico di queste zone è indubbiamente notevole e unico. Partendo da Otranto, esattamente da Punta Palascia il punto più ad est fino all’estrema punta del tacco è dislocato il parco regionale Costa Otranto –Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase. La zona interessata è una fascia costiera sul versante adriatico piuttosto ampia e che comprende diversi comuni, Alessano, Andrano, Castigliano del Capo, Castro, Corsano, Diso, Gagliano del Capo, Ortelle, Otranto, Santa Cesarea Terme, Tiggiano e Tricase. La vegetazione è sia di carattere boschivo che mediterraneo; tra le specie di piante diffuse, di notevole valore naturalistico la quercia vallonea (importata in Salento dai monaci Basiliani), il Leccio e la quercia spinosa.

Parco Litorale di Ugento
Questo si estende per 1600 ettari nella zona ed è caratterizzato da una elevata varietà di ambienti naturali. Caratteristica di questa zona è la presenza di bacini, importanti per essere luoghi per la sosta e la nidificazione di numerosissime specie di uccelli migratori proveniente dal Nord Africa, dai Balcani e dal Nord Europa e stanziali. Tra questi aironi rossi, folaghe, germani reali e rari esemplari di fenicotteri.

Parco di Porto Selvaggio e Palude del Capitano
Il Parco di Porto Selvaggio è stato istituito nel 2006 e si trova lungo la costa appartenente al comune di Nardò ad una ventina di chilometri da Gallipoli in direzione nord. Pochi anni fa è stato inserito dal FAI nei 100 luoghi da salvare. Presenta una notevole varietà di specie floreali quali l’alisso, il lentisco, l’ofride fior di vespa, il pino d’aleppo. All’interno del parco si trovano la splendida baia di Porto Selvaggio e la grotta del Cavallo, dove sono stati rinvenuti reperti reperti datati al periodo dell’uomo di Neanderthal, oltre ad interessanti testimonianze di una cultura che dalla vicina Torre Uluzzo, denominata Uluzzina. Palude e Bosco di Rauccio –Sorgenti Idume. Il Parco si trova in prossimità del capolungo di provincia, Lecce ed è caratterizzatoda stagni e dal breve corso dell’Idume. Dal punto di vista della flora vi è un’alta concentrazione di lecceta cono sottobosco tipica delle zone umide

RITI E FOLCLORE DI GALLIPOLI

Oltre ad essere una cittadina molto apprezzata da turisti per le sue bellezze storiche e per il suo mare Gallipoli attira molti visitatori anche per la suggestione ch evocano i riti religiosi legati alla Pasqua. Molto emozionante la processione del Venerdì Santo, detta dei Miseri. Si tratta di una vera e propria rappresentazione simbolica dei principali misteri della religione cattolica. L’apertura del corteo è affidata ad un appartenente alla confraternita del Crocefisso che, con il viso coperto da un cappuccio rosso e sul capo una corona di spine, suona la “trozzula”. Questo antico strumento musicale in legno sostituisce con la sua melodia sorda le campane, rese mute durante il periodo quaresimale. Il corteo percorre la città fino alle due di notte portando le statue del Cristo morto e la Vergine Addolorata.

PARCO ISOLA DI SANT’ANDREA E PUNTA PIZZO

Il parco regionale Isola di Sant’Andrea e litorale di Punta Pizzo è stato istituito nel 2006 comprende il tratto di litoranea sud di Gallipoli e l’isola di Sant’Andrea, le località incluse in quest’area sono “Li Foggi” e “Torre del Pizzo”.

La vegetazione mediterranea ricopre la zona con piante autoctone come la bellissima orchidea italica e il corbezzolo, che in autunno colora graziosamente con le tonalità del rosso le distese di mirto, lentisco, erica arborea. Il mare in questa zona è particolarmente suggestivo e una sosta a Punta della Suina è d’obbligo. Una fresca pineta fa da corridoio verso l’accesso al mare che si apre in un incantevole baia dove gli scogli radi si mescolano alla sabbia e il mare è trasparente e cristallino.

Il parco è noto anche per la presenza di alcuni esemplari faunistici di interesse rilevante; sull’isola di Sant’Andrea, infatti, nidifica il bellissimo e raro gabbiano corso. Questo uccello marino, dal becco rosso con la punta gialla e nera ha eletto la piccola isola come sito privilegiato e unico nel sud Italia per deporre le sue uova.

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